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L'attacco di panico 30/03/2017

In questo articolo, il Dott. Luciano Marchet Psicoterapeuta Vicenza affronta un argomento molto delicato: gli attacchi di panico. 

Luca, un mio paziente, descriveva l'esperienza dell'attacco di panico così : " dottore, è un' ansia improvvisa e paralizzante, uno tsunami, un'onda travolgente che si abbatte sul mio corpo e sulla mia mente. In quel momento penso di morire, ho paura della paura, che la mia paura diventi di pubblico dominio, ho paura di star male in pubblico e mi chiedo se il mio corpo ce la farà a sopportare tutto questo e sono terrorizzato che il corpo mi abbandoni".

Elisa lo racconta metaforicamente : "è come essere su una barca in mezzo al mare calmo e rassicurante, quando all'improvviso, senza segnali premonitori, si alza il vento e il mare diventa minaccioso;sono dentro una tempesta, la barca è ingovernabile e io mi rifugio sotto coperta, ho paura di morire e mi sento impotente e in balia degli elementi... sono angosciata e aspetto che tutto questo termini e ritorni il sereno".

La descrizione clinica dell'attacco di panico lo caratterizza come un attacco di angoscia con un inizio improvviso, accompagnato da un marcato senso di pericolo e di urgenza di allontanarsi.

Un'ansia generalizzata che si abbatte ed inonda il corpo, con palpitazioni, aritmie, sudorazioni, senso di soffocamento, nausea e vertigini, depersonalizzazione e paura di morire.

Il terreno fecondante l'attacco di panico è un luogo dove viene tenuta in prigione la libertà di vivere autenticamente, dove il piacere è stato bandito, esiliato, mal sopportato. La personalità è rigida,prevalgono le regole, l'autocontrollo, il senso del dovere, i divieti, dove vince il progetto che gli altri hanno fatto su di te.

Il panico, con la sua tempesta emotiva, entra come elemento caotico, viene a "scuoterci", è un impeto ribelle, una forza prorompente che cerca di liberarci dalla camicia di forza, dalla ripetitività, dalla vita sempre uguale a se stessa, dalla prevedibilità, dalla paura di essere come ci si sente di essere e dai binari obbligati e soporiferi.

E' come mischiasse le carte per farci giocare un'altra partita.

Il sogno di Roberto

Mi trovavo nella piazza del paese a giocare con altri bambini. Si raccontava che in una villa antica poco distante, abitava uno scienziato eccentrico e misogino che aveva dei cani come il cerbero della divina commedia, talmente violenti ed aggressivi che nessuno osava avvicinarsi alla villa, per paura di questa leggenda. Dove giocavamo c'erano dei cani, che non erano famelici e che non temevamo, quelli da temere erano quelli che non avevamo visto. Cercavamo di tranquillizzarci: è impossibile esistano dei cani così violenti ed aggressivi da aver terrore, sono pur sempre dei cani!.

Decidiamo di andare a vedere perché non vogliamo rimanere con questo terrore dentro. La villa era un maniero stile gotico, sinistra e cupa ed era talmente grande che avevamo difficoltà a capire come poter entrare. O suoni il campanello o salti e rischi. Io faccio il temerario e salto la recinzione seguito dai miei amici, tutti rannicchiati e in fila indiana. Il parco è enorme e dei cani nemmeno l'ombra. Arriviamo guardinghi alla villa e sbirciamo da una finestra: non c'è nessuno. Se dovessimo andare via ora non avremmo avuto nessuna risposta e saremmo rimasti con le nostre paure.

Decido di suonare il campanello. Apre un signore distinto con il sigaro e dico: dove sono i cani cattivi? Lui meravigliato dalla domanda e dal modo diretto e deciso nel formularla, chiama dei cani, due da salotto e uno da compagnia. Noi: ma dove sono i cani cattivi?I suoi avi avevano dei cani da caccia, ma non sa come sia nata la leggenda dei cani cattivi e famelici.

Torniamo a casa soddisfatti, pensando che a volte ci si immagina e ci si fa un'idea e poi quando si va a vedere meglio la realtà è ben diversa da quella immaginata anche se nel momento che si immagina quella è la realtà.

Nel racconto del sogno verso la fine della cura, Roberto da forma al cambiamento che è avvenuto dentro di se. La diversità di prospettiva rispetto al suo sentire iniziale fa transitare il paziente, intrappolato in una personalità dal ruolo fisso e cristallizzato e dal pensiero limitante e chiuso in se stesso, al pensiero libero, ludico e creativo.

Nella crisi di panico,l'animalità e il mondo degli istinti vengono trascurati, maltrattati, zittiti e abbandonati e la parte non ascoltata si ribella, rompe gli argini diventati insopportabili e reclama il suo diritto di vita e di spazio.

La terapia dell'attacco di panico

Nell'ambito di cura, la coabitazione di un approccio psicodinamico e comportamentale rende la cura efficace per la soluzione del problema.


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